Un anno dopo la dolorosa resa di Jannik Sinner contro Alcaraz, il Roland Garros si trasforma nuovamente nel teatro di un sogno italiano spezzato sul più bello, ma questa volta la terra rossa del Philippe Chatrier restituisce un’epopea destinata a rimanere scolpita nella memoria del nostro tennis. Flavio Cobolli si ferma a un passo dal miracolo, sconfitto in finale da Alexander Zverev, che artiglia il suo primo, agognatissimo Slam in carriera dopo quattro finali perse. Il tabellone recita 1-6 6-4 4-6 7-6 (5) 1-5, con l’azzurro costretto a inseguire sotto di due break nell’atto conclusivo di una maratona durata quasi quattro ore.
Una partita folle, bellissima e drammatica, in cui il ventiquattrenne romano ha saputo risorgere dalle proprie ceneri, trascinando il gigante tedesco al quinto set prima che le energie e i crampi presentassero il conto.
Lo shock iniziale e la scossa azzurra
L’avvio del match è un monologo teutonico che spaventa il clan azzurro. Cobolli sente il peso del debutto assoluto in una finale Major e paga dazio alla tensione: un parziale iniziale da incubo, condizionato da troppi errori gratuiti (16 nel solo primo set) e da una prima di servizio che non viaggia. Zverev è impressionante, solido da fondo e spietato in risposta, e archivia la pratica del primo set con un severissimo 6-1 in appena 35 minuti.
Ma Flavio, si sa, ha il cuore grande degli indomiti. Nel secondo set lo spartito cambia radicalmente: il romano alza le percentuali alla battuta, accorcia gli scambi e inizia a tormentare il tedesco con palle corte millimetriche. Sul 3-3 arriva la zampata: Cobolli strappa il break di rabbia, difende il vantaggio con le unghie (5-3) e va a chiudere il parziale sul 6-4, mandando in estasi il pubblico parigino che invoca a gran voce il suo nome.
Altalena di emozioni: Zverev scappa, Flavio inventa il capolavoro
Il terzo set vive sull’efficacia al servizio del tedesco, che concede le briciole in battuta (95% di punti fatti con la prima). Cobolli regge l’urto, annulla due palle break sanguinose sul 2-2 con un coraggio da veterano, ma capitola nel decimo gioco, tradito da un dritto che si spegne in corridoio sul set point: 6-4 Zverev.
Sotto due set a uno, chiunque avrebbe ceduto. Non Cobolli. Il quarto parziale è un thriller vietato ai cardiopatici. L’italiano vola subito sul 3-1 sfruttando i doppi falli di un nervoso Zverev, viene riagganciato sul 3-3, ma graffia ancora un controbreak per il 4-3. Al momento di servire per il set sul 5-4, il braccio trema e Zverev lo infila con un rovescio lungolinea da applausi. Si va al tie-break, ed è qui che si materializza il capolavoro di Flavio: avanti 5-4 grazie a un doppio fallo del rivale, l’azzurro spreca un set point con uno smash sanguinoso a rete, ma sul 6-5 inventa un passante lungolinea fantascientifico che lascia Zverev di sasso. 7-5 e si va al quinto, tra il boato dello Chatrier.
Il crollo fisico e il trionfo di Sascha
All’alba del quinto set, purtroppo, la spia della riserva di Cobolli si accende di colpo. I chilometri percorsi e le tre ore e mezza di battaglia presentano il conto sotto forma di stanchezza fisica e mentale. Zverev fiuta la preda e azzanna il match: break immediato in apertura, consolidato da un servizio che torna a viaggiare a percentuali irreali (83% di prime).
Flavio tenta l’ultimo sussulto d’orgoglio nel secondo gioco, procurandosi tre palle per il controbreak, ma lo smash fallito sul 15-40 è il definitivo addio alle speranze di rimonta. Il tedesco vola sul 3-0, poi sul 4-1 con Cobolli che tiene un turno a zero per puro orgoglio. Alla fine la spunta il tedesco, 6-1 e match.
