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Il tennista non smette mai di vestirsi alla moda

Come il tenniscore è diventato un codice estetico quotidiano — dal campo all’aperitivo.

C’è un momento preciso in cui ti accorgi che qualcosa è cambiato. È quando esci dalla doccia del circolo, infili una polo con il colletto, un paio di shorts bianchi e delle sneaker pulite — e realizzi che potresti andare a fare colazione, passare in ufficio e presentarti a cena senza cambiare nulla. Il tennis non ti ha solo dato uno sport. Ti ha dato un guardaroba.

Il tenniscore — termine coniato dalla moda per descrivere l’estetica ispirata al tennis — non è una tendenza stagionale come tante altre. È diventato un linguaggio. Un codice riconoscibile che segnala appartenenza, cura di sé, una certa idea di eleganza senza sforzo apparente. Ralph Lauren lo sapeva già negli anni Settanta. Oggi lo sa anche chi non ha mai tenuto una racchetta in mano.

Dal campo alla strada: una transizione naturale

Quello che distingue il tennis dagli altri sport è la sua estetica intrinsecamente civile. Non si suda in modo visibile. I colori sono sobri — bianco, navy, verde bosco. Le forme sono pulite. La polo ha un colletto. Il tutto comunica ordine, controllo, una certa padronanza della situazione.

Non è un caso che i brand di lusso abbiano guardato con crescente interesse al mondo del tennis proprio negli ultimi anni. Gucci, Loro Piana, Brunello Cucinelli: tutti hanno esplorato questa estetica. E i giocatori professionisti, da Alcaraz a Sinner, sono diventati ambassador naturali di un’idea di stile che funziona tanto in campo quanto fuori.

Ma c’è qualcosa di più profondo, che riguarda chi il tennis lo vive davvero — non come spettatore ma come praticante. Chi gioca tre volte a settimana sviluppa un rapporto con certi capi che va oltre la funzionalità. La polo tecnica che assorbe il sudore diventa la stessa che si indossa al sabato mattina al mercato. Le scarpe con la suola in gomma carrarmato finiscono per girare per la città. Il confine si assottiglia, poi scompare.

Il circolo come vetrina involontaria

Ogni circolo di tennis è, tra le altre cose, un luogo di rappresentazione sociale. Si è osservati. Si osserva. L’abbigliamento racconta qualcosa di chi sei prima ancora che tu apra bocca o impugni la racchetta.

C’è chi arriva sempre con il kit coordinato ultimo modello — e si capisce che ha trascorso del tempo a sceglierlo. C’è chi indossa la stessa maglietta slavata da dieci anni — e anche quello dice qualcosa, una certa nonchalance che ha il suo fascino. C’è chi veste da tennista anche fuori dal campo — e questa è probabilmente la categoria più interessante, quella che ha davvero interiorizzato il codice.

Perché il tenniscore non è imitazione. È assimilazione. Funziona solo se viene da dentro, se c’è una pratica reale che lo sostiene. Altrimenti è costume, non stile.

Cosa tenere, cosa lasciare al campo

Non tutto ciò che funziona in campo funziona fuori. Alcune regole non scritte:

La polo è universale — sul campo e fuori. Abbinata a chino o jeans, è un’arma stilistica sottovalutata. La felpa con cappuccio tecnica può uscire dal circolo se è in tinta unita e senza loghi eccessivi. Le scarpe da tennis stanno bene in città, ma solo se pulite — un paio di Court con la suola sporca di terra rossa comunica trascuratezza, non autenticità. La tuta coordinata è tornata di moda, ma è un territorio scivoloso: funziona a Milano, meno in altri contesti. Il cappellino con visiera è il capo più trasversale di tutti — va ovunque, preferibilmente con la tesa dritta.

Il paradosso del non-sportivo che veste da tennista

C’è un fenomeno curioso degli ultimi anni: il tenniscore ha conquistato anche chi non gioca. Ragazzi e ragazze che indossano polo con il colletto, sneaker con la suola alta e borse da sport senza aver mai messo piede su un campo. È la prova definitiva che questa estetica ha raggiunto una vita propria, slegata dalla pratica che l’ha generata.

Per chi invece gioca, questo può risultare irritante oppure lusinghiero, a seconda dei punti di vista. Lusinghiero, probabilmente, è la risposta più intelligente. Significa che l’estetica del tuo sport ha qualcosa di universalmente desiderabile. Che il codice che hai scelto — o che ti ha scelto — comunica qualcosa di buono al mondo.

Il tennista, insomma, non smette mai di vestirsi. Anche quando non sta giocando, sta ancora raccontando qualcosa. Ed è un racconto che, in questo momento storico, il mondo vuole ascoltare.


Hai un’estetica tennistica tutta tua? Raccontacela nei commenti.

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