Dal circuito ATP agli street style delle capitali europee, il passo è stato più breve del previsto.
Quello che fino a qualche anno fa era semplicemente l’abbigliamento standard dei giocatori sta conquistando armadi ben lontani dai circoli sportivi. Il fenomeno si chiama tenniscore ed è molto più di una semplice moda passeggera.
La rivoluzione di Sinner (anche fuori dal campo)
Non c’è dubbio: l’esplosione di Jannik Sinner ha avuto effetti collaterali inaspettati. Il trionfo dell’azzurro nel panorama internazionale ha riacceso l’interesse per questo sport nel nostro Paese, ma non solo per quanto riguarda racchette e palline. Il suo look pulito, le polo impeccabili e quel cappellino ormai iconico hanno iniziato a fare capolino anche tra chi di tennis non capisce granché. È bastato un campione per ricordarci quanto possa essere cool l’estetica tennistica.
Ma attenzione: il tenniscore non è uno sportswear qualunque. Qui non parliamo di tute oversize o sneakers fosforescenti. L’approccio è decisamente più sofisticato, quasi minimalista. Si recuperano i classici del tennis d’epoca – polo sottili, gonnellini plissettati, cardigan con la V pronunciata, scarpe rigorosamente bianche – e li si porta in città come se nulla fosse.
Bianco su bianco (e un tocco di pastello)
Chi conosce la storia di Wimbledon sa bene che il bianco totale non è un vezzo stilistico, ma una tradizione secolare. Ed è proprio questo candore immacolato a essere il cuore pulsante del tenniscore. Certo, oggi si concedono variazioni sul tema: crema, avorio, qualche tocco pastello qua e là. Ma l’idea di fondo resta quella di una pulizia visiva quasi zen.
I materiali? Cotone leggero, maglie traspiranti, niente tecnicismi eccessivi. L’obiettivo non è performare come Alcaraz durante un match point, ma sembrare appena usciti dal club (anche se l’unica racchetta che hai toccato negli ultimi mesi è quella da ping pong in cantina). Dettagli come i bordini a contrasto, loghi piccoli e discreti, linee geometriche: tutto contribuisce a quell’aria di eleganza sportiva senza sforzo.
I brand ci credono (eccome)
Non sono solo gli appassionati a cavalcare l’onda. Marchi sportivi e case di moda hanno fiutato il potenziale commerciale e stanno lanciando collezioni che strizzano l’occhio al mondo della racchetta. C’è chi recupera archivi storici, chi reinterpreta le divise dei campioni del passato, chi gioca con i codici del tennis country club in chiave contemporanea.
E poi ci sono i social, ovviamente. Instagram e TikTok hanno amplificato il fenomeno in maniera esponenziale. Influencer e fashion creator postano outfit “tennistici” anche senza aver mai messo piede su un campo in terra rossa. Il risultato? Il tenniscore è diventato un linguaggio visivo riconoscibile a livello globale, trasversale alle generazioni e capace di parlare tanto ai puristi dello sport quanto ai fashion victim metropolitani.
Più di una moda: un’attitudine
C’è qualcosa di interessante in questo trend. Non si tratta solo di indossare una polo al posto della solita t-shirt. Il tenniscore rappresenta un modo diverso di intendere la sportività: meno aggressiva, più composta. È l’idea che si possa essere atletici senza urlarlo, eleganti senza irrigidirsi.
Le nuove generazioni sembrano apprezzare particolarmente questo equilibrio. In un’epoca dominata da eccessi visivi e logomania ossessiva, il tenniscore propone una via alternativa: essenzialità, qualità dei tessuti, durata nel tempo. Insomma, meno pezzi ma migliori. Un approccio che profuma di sostenibilità e consapevolezza, oltre che di palle nuove appena scartate.
Il bello è che funziona davvero: una semplice polo bianca, un paio di shorts chiari e le sneakers giuste possono portarti dalla colazione al bar all’aperitivo serale senza problemi. Comfort e stile vanno finalmente d’accordo, senza compromessi. E se questo significa che qualcuno in più prenderà in mano una racchetta vera, beh, tanto di guadagnato per tutto il movimento.

